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sabato 19 novembre 2011

Senato Accademico del 15 novembre 2011

Il Senato comincia con una piccola nota del Rettore sul ranking della Statale secondo l'agenzia di valutazione Taiwan, che ci vede come primi in Italia, trentesimi in Europa e novantanovesimi nel mondo.

E' stata approvata la relazione della commissione didattica.

RIORGANIZZAZIONE DIPARTIMENTALE DI MEDICINA E GIURISPRUDENZA

Dopo il precedente Senato nel quale si è votato la riorganizzazione dipartimentale, oggi si procede verso quella parte che era rimasta fuori, ossia l'area giuridica e l'area di medicina. I progetti elaborati vengono portati al Senato di oggi, con il quadro delle afferenze completo. Medicina si riorganizza in 7 Dipartimenti (la precedente Facoltà di Medicina e Chirurgia ne contava 23), in base ai poli nei quali la facoltà è articolata.

Per quanto riguarda Giurisprudenza, la commissione deputata a risolvere la situazione non s'è riunita: molti mesi fa ormai, dice il Rettore, quando è cominciata la riorganizzazione dipartimentale, si ragionava su 3 dipartimenti, di circa 50-60 docenti ciascuno. Ma nei fatti, le proposte di afferenza dei docenti sono diverse, a questo si aggiunge lo spezzare delle sezioni che si poggiano pure sulle biblioteche. La proposta del Rettore è di fare allora 2 o 3 dipartimenti ma comunque equilibrati nei numeri. E' un problema di accordo interno, e si continua a rimandare; d'altra parte, finché non c'è il nuovo statuto, la riorganizzazione dipartimentale è inefficace, così si temporeggia. E anche noi, finché non ci torna lo Statuto da Roma, non possiamo formalizzare i dipartimenti. La cosa più probabile adesso è di fare due dipartimenti. Si vedrà settimana prossima.

RICERCATORI DI MEDICINA

A questo punto, si possono assegnare i posti di ricercatori a Medicina in relazione ai posti dei costituendi dipartimenti. Dodici, pagati dall'Ateneo, secondo i criteri dell'Ateneo: a nessun dipartimento meno di uno, a nessuno più di tre. Per gli altri quattordici, finanziati dagli esterni, si punta a bilanciarsi con i precedenti mettendo come soglia massimo cinque. Il Preside di Medicina vorrebbe maggior libertà, garantire uno più uno a tutti e poi lasciare libertà. Si arriva al compromesso di garantire due minimo a tutti, massimo a sei.

Il discorso sui ricercatori va molto per le lunghe, ma comunque non si cambia da quest'accordo.

RICERCATORI DI GIURISPRUDENZA

A giurisprudenza, nonostante mancano i dipartimenti futuri, andranno 3 ricercatori.

ALTRO

Si è votato il regolamento per la chiamata dei professori di prima e seconda fascia in attuazione delle nuove regole della riforma. La prova didattita, una lezione su un argomento a scelta del candidato tra i tre proposti dalla commissione, non si svolge se il profossore è già di ruolo in seconda fascia in una delle università di paesi aderenti all'OCSE. La prova didattica c'è anche per i professori di prima fascia, vale la stessa regola che non si svolge se questi fosse già in prima fascia in una altra università. Il regolamento chiaramente non si discosta dalla linea tracciata dalla riforma, per cui nella commissione della prima fascia ci sono solo professori della prima fascia, nella commossione della seconda fascia la maggioranza dei presenti, cioè 2 su 3, sono comunque di prima fascia.

Si è discusso degli assegnisti di ricerca. Si distribuiranno 60 assegni, il 50% secondo la consistenza delle aree scientifico-disciplinari, il restante 50% rispetto alle scuole di dottorato. I numeri che vengono fuori per le varie aree sono disponibili, per informazioni chiedete pure.

venerdì 9 settembre 2011

A proposito del World University Rankings


Articolo del nostro Senatore accademico Pietro Virtuani, pubblicato anche su runonline.it Passata sotto silenzio, perché giustamente coperta dalle notizie allarmanti sullo stato dei nostri conti pubblici e da quelle, disarmanti, sui provvedimenti economici che il governo propone e smentisce a sorprendente velocità, è uscita in questi giorni la QS World University Rankings, la principale classifica delle università internazionali, redatta dalla società Quacquarelli Symond. La classifica è effettuata sulla base di sei criteri ai quali viene attribuito un peso diverso: “Academic reputation” vale il 40%, che per semplificare consiste nel verificare quanto una università sia conosciuta e citata dalle altre università nei rispettivi ambiti di ricerca di ogni facoltà, “Employer reputation” il 10%, ossia quanto gli studenti usciti da quella università trovano facilmente lavoro, “Citation per faculty” il 20%, cioè quanto le pubblicazioni provenienti da quella facoltà vengono riprese e citate altrove, “Faculty student” è il giudizio degli studenti e vale il 20%, infine “International” vale complessivamente il 10% ed è divisa a metà tra gli studenti e il corpo docenti. Premesso questo, se andiamo a vedere come si collocano le università italiane, vediamo una performance complessivamente mediocre: solo l'Università di Bologna è nelle prime 200 e precisamente 183°,' seguita da La Sapienza 210°, Padova 263° e Milano 265°. Le università valutate sono circa 2900. La classifica è dominata dalle università inglesi e americane, che contano ben 18 università tra le prime 20. Viene subito in mente il fattore linguistico: grazie alla diffusione dell'inglese, le Università anglosassoni sono più facilmente frequentabili per gli stranieri che vogliono studiare all'estero; ma soprattutto, le loro pubblicazioni, tutte rigorosamente in quella che è la lingua franca dei nostri tempi, sono tutte accessibili e facilmente riprese ovunque. Per questo, dominano la classifica. Ma sarebbe un approccio modesto ricondurre tutto al mero fattore linguistico: i paesi asiatici, come Cina Giappone e Corea, o gli altri stati europei, come Danimarca, Francia, Svezia, Germania, madrelingua inglese non sono. Inoltre, molta ricerca, soprattutto quella di ambito scientifico, è ormai internazionalmente in inglese. Queste classifiche in genere vengono lette in due modi: o per dimostrare che la nostra università è pessima e quindi si spera che il governo insista con la riforma (si legge “tagli”) per cambiarla (il Ministro Gelmini che a riprova ha citato i pochi piazzamenti positivi, come il Politecnico di Milano entra per la prima volta nelle Top 50 Università della tecnologia) oppure per dire che il governo ha fallito e i “tagli” non hanno funzionato a dovere (chi l'avrebbe mai detto!?)... Noi preferiamo invece provare ad andare più a fondo e vedere meglio che cosa evidenzia nello specifico questa classifica anche in relazione ad altri indicatori e statistiche sull'università italiana. In Italia le tasse universitarie sono tra le più alte d'Europa: oltre a noi, solo Paesi Bassi, Inghilterra e Portogallo hanno tasse per gli studenti che superano i 1100 euro. Questo si aggiunge al drastico taglio del governo alle borse di studio, la cui spesa è passata in un anno da 246 milioni (che comunque non coprivano tutti gli aventi diritto) a 76 milioni. Non si può certo dire che viviamo in un paese che offra molte opportunità a tanti studenti universitari. Ma nonostante questa situazione, l'Università italiana tiene. La ricerca italiana è sempre nelle prime dieci posizioni per numero di citazioni, nonostante la nostra Università, come dicevamo, non solo attrae pochi cervelli stranieri, ma ne perde pure tanti di propri, e soprattutto senza Diritto allo studio, evita di dare a molti la possibilità di inserirvisi. Nonostante tutto ciò appunto, e nonostante abbiamo una percentuale di PIL impiegata in ricerca e sviluppo minore degli altri paesi (come Inghilterra e Francia, oltre che gli Stati Uniti...). Considerati questi fattori, vediamo che i principali problemi dell'Università Italiana non sono quelli che segnala il governo che riprende la vulgata neoliberista: alzare le tasse e premiare esclusivamente la meritocrazia (che senza eguali diritti di partenza, è un concetto svuotato). Noi abbiamo bisogno di un paese che creda in sé stesso e quindi anche nella ricerca che produce, che potenzi e non tralasci i settori in cui può essere forte, che faccia investimenti per raccogliere tra qualche anno e non solo il prossimo mese; abbiamo bisogno di uno Stato che riscopra la grande importanza dell'uguaglianza sociale, e da questa si impegni, più di quanto avesse fatto prima, per garantire il diritto a poter studiare per chi vuole davvero farlo, indipendentemente dall'averne i mezzi o meno. E poi abbiamo bisogno di una università che sappia ripensare sé stessa, coinvolgendo per primi gli studenti, innovando i suoi metodi di insegnamento. Premiare la meritocrazia e l'eccellenza non è solo assegnare borse di studi extra, ma è anche consentire agli studenti (che arrivati all'università stanno oramai da 13 anni dietro i banchi, e alla specialistica da ben 16!) di svolgere un ruolo più attivo e partecipe, non solo ricettivo. Dove è possibile e sensato, dinamizzare il sapere, partecipare alla lezione, elaborare contenuti e prospettive proprie con cui arricchire la tradizionale lezione frontale, dovrebbe essere una prassi da consolidarsi all'Università e alla Laurea Magistrale, non una specie di sogno un po' visionario. E poi bisogna affrontare il problema della scarsa internazionalizzazione della nostra Università. Ci troviamo ad avere un governo che pensa ad Università fruibili solo dagli abitanti della regione della stessa, ma l'Università deve essere proprio l'opposto: un luogo in cui persone con storie e provenienze molto diverse possono accedervi e misurare le proprie capacità e la propria voglia di sapere al servizio di sé e della comunità. L'Italia oggi giorno attira molti pochi studenti stranieri e docenti: affrontare questo problema, interrogandosi sulle cause che lo hanno generato e sulle proposte che lo possono risolvere, ci farebbe fare un grande passo in avanti nella classifica di cui dicevamo, oltre ad animare le nostre università con culture e lingue diverse: rendendole un po' più “università”. Pietro Virtuani, SA Università degli Studi di Milano
FONTI: http://www.corriere.it/cronache/11_settembre_05/universita-italiane-classifiche_0d545b2e-d7dd-11e0-af53-ed2d7e3d9e5d.shtml
http://www.topuniversities.com/university-rankings/world-university-rankings/2011?page=1
http://www.scienzainrete.it/contenuto/articolo/tasse-universitarie-fatti-miti-e-ideologia

giovedì 14 aprile 2011

Senato Accademico del 12-04-2011


Il Senato si è svolto martedì 12 aprile dalle 15.00 alle 17.00; abbiamo approvato il verbale della seduta precedente e dato inizio ai lavori. Il Rettore ci ha informato di come il Ministero stia procedendo nell’emanare i decreti attuativi della Riforma; il tutto comunque deve passare attraverso gli organi di controllo, come il Consiglio di Stato e la Corte dei Conti. L'ANVUR è convocato per il 20 aprile.

All'ordine del giorno del Senato c'era la votazione sui corsi di laurea a numero chiuso. Scienze motorie aumenta i posti, a SPO Comunicazione e società e Comunicazione e impresa mantengono i posti dell'anno scorso, Medicina mantiene i numeri dell'anno scorso, e in molti corsi di laurea i numeri chiusi sono tendenzialmente superiori alla effettiva domanda che si ha avuto nel precedente anno accademico, per cui tali numeri chiusi sono, di fatto, delle indicazioni prudenziali. Quest'anno verrà inserito il numero chiuso anche a Scienze biologiche, dove si è registrato un numero altissimo di matricole che fanno solo un anno e poi si ritirano (per ritentare un test d'ingresso da un'altra parte): un abbandono fortissimo da cui discende la necessità di fissare a 400 matricole il tetto massimo di nuovi iscritti, considerati anche i posti ridotti nei laboratori. Poiché questa decisione potrebbe provocare che il travaso a Scienze biologiche si sposti in corsi affini,  si metterà il numero chiuso anche negli altri corsi ma con un numero di posti pari a quelli delle richieste di quest'anno. Approvato all'unanimità. Ho votato, come gli altri eletti di SU, a favore pur essendo personalmente contrario a corsi a numero chiuso, perché mi sembra che l'università abbia gestito il problema con buon senso. Credo che la soluzione non possa essere trovata all'interno di un Ateneo ma a livello nazionale, e che il vuoto normativo di fatto obblighi le università a scelte di questo tipo. In ogni caso, un voto contrario non avrebbe cambiato la situazione e se anche tutto il Senato avesse respinto il numero chiuso, avremmo creato probabilmente un problema più che dato un segnale.

Si è discusso poi dell'afferenza ai dipartimenti, ossia del problema dello spostamento di professori che anticipano l'accorpamento di dipartimenti, cioè che i Direttori di dipartimento in alcuni casi svolgono una sorta di reclutamento anticipato. E' stato sollecitato un provvedimento, analogo a quello adottato in Bicocca, dove sono stati bloccati tutti i trasferimenti. Un’altra proposta proponeva di fare una moratoria, annunciare le regole in modo chiaro e riconoscibile. In particolare, la cosa è stata segnalata da Scienze politiche e Medicina. E' stato obiettato, nella discussione, che comunque è un fenomeno individuale in linea con lo spirito della riforma, marginale, di scelte individuali che non si possono impedire. Bisognerebbe bloccare la revisione del regolamento e riaprire la discussione. Il Rettore non si è detto disposto a bloccare le afferenze, è un diritto individuale di passaggio.

Poi il Senato è passato all'Approvazione del regolamento per il reclutamento dei ricercatori a tempo indeterminato. Ampio è stato il dibattito sulla possibilità o meno di mettere un limite temporale sul tempo trascorso dal dottorato, per favorire l'assunzione di ricercatori più giovani: si metteva come condizione che dal dottorato non fossero trascorsi più di un tot d'anni. E' stato segnalato che tale norma sarebbe stata in conflitto con sentenze UE e simili. Se è comprensibile adottare  norme che promuovano il ringiovanimento del corpo docente, ha destato forte perplessità una tale norma che poteva pure finire per ostacolare un rientro di cervelli che lavorano all'estero e si è dottorato da più tempo; l'Università è una realtà pubblica, e il dottorato è un titolo pubblico che vale per tutta la vita, per cui conferisce il diritto di partecipare a tutti i concorsi, che non sono un incarico di un privato imprenditore. Mettere un limite costituirebbe potenzialmente una forma di discriminazione sull'età. Il voto non è stato unanime, ma è stata cassata a maggioranza la limitazione degli anni grazie anche al nostro voto.

venerdì 18 febbraio 2011

Senato Accademico del 15 febbraio 2011

Il Senato Accademico si è riunito martedì 15 febbraio. I punti all'ordine del giorno non erano molti e infatti si è finito presto, dopo un'ora e mezza.

Le molestie sessuali sono state infine inserite nel regolamento sul mobbing all'interno dell'università; la cosa ha destato perplessità perché rientrerebbero in un'altra categoria di reato, ma in ogni caso la loro gravità non risulta sminuita, quindi la noramativa è stata approvata.

Capitolo valutazione della didattica. E' un punto molto importante perché è stato uno degli impegni che SU ha preso, e possiamo dire che la cosa sta (faticosamente) procedendo verso i risultati che auspicavamo. Era partita una prima valutazione sulla fattibilità di far compilare i questionari sulla valutazione dei corsi online, non più cartacei, così da raggiungere molti più studenti (i non frequentanti e quelli che smettono di frequentare dopo le prime lezioni); adesso che ci sono dati su cui ragionare, si tratta di discutere in un comitato tecnico i risultati e di procedere. Con un mio intervento, concordato con gli altri senatori di SU e delle altre liste, ho espresso la nostra soddisfazione e richiesto di estendere la partecipazione agli studenti nella commissione tecnica. La proposta è stata accolta, per cui ora si tratta di scegliere i rappresentanti nella Conferenza degli studenti.

Si è poi discusso delle regole sul conteggio dei fondi da ripartire tra le facoltà per il progetto di tutoraggio e di una futura collaborazione con l'università di Genova per quanto riguarda l'istituzione di un corso di geografia interateneo.

Infine, a seguito dell'occupazione nella Facoltà di scienze politiche, poiché i partecipanti sono stati identificati, si è istituita come da prassi la commissione disciplinare che dovrà valutare quali eventuali provvedimenti assumere nei loro confronti.
Pietro Virtuani - Senatore Accademico

mercoledì 19 gennaio 2011

Senato Accademico 18/01/2011

Il primo punto all'ODG erano le comunicazioni del rettore. Potrebbe essere necessario, con la riforma, rivedere ancora gli ordinamenti didattici, ma si spera di no (sarebbe la 3°volta nel giro di pochi anni!).
Il decreto 1000 proroghe dal quale si sperava di ricavare qualche finanziamento per ora non ne prevede ma il Ministero ci sta lavorando; in ogni caso, con i nuovi tagli sarà necessaria una revisione dei vari capitoli di spesa; con i fondi attuali, bisognerà rivedere i posti totali per gli idonei, ma tutte queste cose sono da valutare con un po' di tempo.
Sempre la riforma prevede nuovi regolamenti per l'abilitazione all'insegnamento, che sono previsti per fine 2011/2012, ed infine a breve si decideranno a livello nazionale i nomi per l'ANVUR (l'agenzia di valutazione della ricerca). Dopodiché, siamo entrati nel vivo della discussione, perché al secondo punto dell'ODG bisogna decidere l'istituzione e i criteri di elezione di una COMMISSIONE PER LA RISCRITTURA DELLO STATUTO. Lo statuto è il regolamento dell'uni, che deve essere a norma di riforma. Avremo DUE STUDENTI ELETTI dalla Conferenza degli Studenti. La commissione è formata da 15 persone, 2 studenti, il rettore e gli altri 13. Su questi grande dibattito! 6 nomi saranno eletti dal Senato, 6 dal CdA. Però il rettore ha inserito una tutela ai ricercatori e agli associati, garantendo che anche queste categorie avessero un rappresenante a testa. Finimondo! Abbiamo discusso un'ora e mezza sulla proposta dei ricercatori, che ci hanno chiesto di sostenere e che abbiamo sostenuto, di alzare questa soglia per portarla almeno a due e due. Il Rettore non voleva perché diceva che gli ordinari devono essere maggioranza come lo sono in tutti gli altri organismi. I ricercatori e gli associati al di là della tutela di categoria volevano che venisse valorizzata la parte più giovane dell'università che sarà quella che con lo statuto dovrà conviverci. I vari presidi e ordinari facevano discorsi di due tipi: uno non riconocersi nella categoria ma nella facoltà; altri ribadendo che non bisogna votare la categoria ma la persona, al di là che fosse ordinario associato ricercatore.
I ricercatori erano scettici sul fatto che gli ordinari votassero altro rispetto alla propria categoria, in ogni caso dopo un'ora e mezza di dibattito, si va al voto e.... passa con 23 voti a favore e 7 astensioni! i ricercatori più combattivi l'hanno votata. Io ho proposto di astenerci perché, pur non essendo favorevoli, poiché gli stessi ricercatori alla fine l'hanno stranamente votata, mi sembrava più coerente da parte nostra, abbandonati gli intenti bellicosi, segnalare comunque nostro disagio.
Gli altri punti sono filati via lisci, con un po' battute e polemiche sul regolamento antimobbing dell'Ateneo, nuovo di zecca, che tra il mobbing riteneva inserire anche le molestie sessuali ma si è giustamente rilevato che queste sono un altro tipo di reato...
Pietro Virtuani

giovedì 13 maggio 2010

Senato Accademico dell'11 Maggio 2010

Valutazione della didattica e corsi a tempo parziale

Il Senato Accademico del mese di maggio ha deliberato secondo ordinaria amministrazione offrendo anche alcuni interessanti spunti di riflessione.



La novità più rilevante riguarda la valutazione della didattica, un tema che coinvolge direttamente gli studenti e sul quale si sta concentrando la nostra attività di rappresentanza.

Per valutazione della didattica si intende un lavoro di riflessione sulla qualità dell’insegnamento impartito dai docenti, lavoro compiuto in primo luogo analizzando i questionari di valutazione (le cd. schede rosa) che gli studenti frequentanti compilano durante le lezioni.

Fino a ora i risultati dei questionari venivano semplicemente consegnati al singolo docente, non prevedendo nessun dovere di prenderli in considerazione.

Durante l'ultimo Senato è stato deciso che tutti i Corsi di Laurea dovranno dedicare una riunione all'attività di valutazione della didattica ogni sei mesi (valutando così l'andamento di ogni singolo semestre). Mentre al Preside e al Consiglio di Facoltà spetterà compiere una sintesi e fare proposte migliorative concrete.

Purtroppo su questa tematica molti aspetti rimangono incompleti e non si nasconde che alcuni professori sono reticenti a proseguire su questa strada che porta a instaurare un vero processo di miglioramento dell'insegnamento.



Il SA ha poi analizzato i dati per le tasse del prossimo a.a. (a riguardo potete leggere il resoconto di Francesco Diodato sotto) e ho sollevato perplessità sull'attuale organizzazione dei corsi di laurea a tempo parziale. Spesso non è chiaro in cosa consistano, la riduzione delle tasse rispetto al tempo pieno è solo del 15%, i piani di studio che propongono questa formula sono esigui e spesso non si adeguano alle reali esigenze degli studenti. In risposta abbiamo ottenuto che sono gli stessi studenti che non gradiscono questa diversa impostazione.

Siamo invece convinti che permettere agli studenti di adeguare il carico di studio alle proprie esigenze sarebbe una scelta che andrebbe incontro ai tanti studenti lavoratori presenti in Statale e ridurrebbe in maniera sensibile i “fuoricorso”, un problema presente solo in Italia e che vede in Statale 18.000 studenti in ritardo negli studi.

Ci sarà presto occasione di riparlare della questione, perciò sono gradite le vostre opinioni e proposte sul tema.



Infine il proprettore all'internazionalizzazione Regini ha illustrato i prossimi passi che UniMi deve compiere per aumentare l'attrattività nei confronti degli studenti stranieri. Tra gli altri c'è l'invito ad aumentare il numero di insegnamenti in lingua inglese, scelta che implica diverse problematiche (i professori sono in grado di insegnare in inglese? E gli studenti di seguire i corsi senza una specifica preparazione?) ma alla quale siamo molto favorevoli convinti che l'università debba proporre una formazione sempre più europea e internazionale.

martedì 23 febbraio 2010

Valutazione della didattica e Double-degrees

La riunione del Senato Accademico del 17 febbraio ha affrontato diversi argomenti interessanti per gli studenti. In particolare si è parlato di valutazione della didattica e di internazionalizzazione dei corsi di studio.

Il Nucleo di Valutazione dell’Ateneo si è recentemente ricostituito e il suo presidente, il prof. Florio, ci ha illustrato il lavoro che verrà avviato.
Una delle tre tematiche principali su cui il Nucleo si concentrerà sarà la didattica (oltre alla ricerca e ai servizi). Questa commissione dunque valuterà la qualità dell’insegnamento delle lauree triennali, delle lauree biennali e dei dottorati di ricerca, seguendo tre criteri:
- l’occupabilità delle persone (considerando l’accesso al mondo del lavoro in maniera comparativa rispetto agli altri Atenei lombardi)
- i risultati dei questionari di valutazione della didattica, analizzando il grado di soddisfazione rilevato con lavorazioni statistiche
- le risorse impegnate (docenti, ricercatori e strutture impiegate)
Un elemento di novità sicuramente positivo è l’intenzione del Nucleo di valutare anche le segreterie studenti, finora mai oggetto di analisi e che avrebbero ampi margini di miglioramento in efficienza ed efficacia.
Purtroppo i risultati che il Nucleo di Valutazione otterrà non avranno efficacia vincolante per i docenti dei corsi di studio, l’auspicio è quindi che i suggerimenti di quest’organo verranno tenuti nella giusta considerazione.
Manterremo viva la nostra attenzione su questo tema, fondamentale per gli studenti.

Durante la seduta sono state approvate le linee guida dell’Ateneo per la creazione di double degrees.
I double degrees sono corsi di studio internazionali che permettono di conseguire un doppio titolo di laurea rilasciato da UniMi e dall’università straniera dell’accordo.
L’idea è di creare un percorso di studi unico, da svolgere per metà a Milano e per metà all’estero,
che permetta di conseguire un doppio titolo di laurea rilasciato da UniMi e dall’università straniera dell’accordo.
I vantaggi di accordi di questo tipo sono numerosi: la possibilità di fare una fruttuosa esperienza all’estero, la conoscenza di realtà diverse, la creazione di una figura professionale a livello internazionale.
Gli accordi di double-degrees rimangono ancora di difficile creazione ma queste indicazioni sono un primo passo verso l’internazionalizzazione degli studi universitari, a cui speriamo ne seguiranno molti altri.



Aurora Borghesani – rappresentante in Senato Accademico

sabato 23 gennaio 2010

In arrivo il libretto informatico

L’università statale ha da qualche tempo cominciato un processo di digitalizzazione dei verbali d’esame, quello che più comunemente chiamiamo “libretto informatico”.
In pratica, grazie ai servizi digitalizzati, non sarà più necessario un libretto cartaceo dei voti ma i professori registreranno on-line gli esiti degli esami scritti e orali e gli studenti riceveranno la votazione via mail con la possibilità di accettare o rifiutare il voto via SIFA entro dei termini prestabiliti.
Sinistra Universitaria vede con favore questa scelta e si è attivata per incentivare lo sviluppo del progetto che porterà numerosi vantaggi agli studenti, sopratutto fuori-sede. Non sarà più necessario recarsi negli uffici dell’università per registrare gli esiti degli esami scritti e verranno drasticamente ridotti i tempi di registrazione dei progressi sulla carriera accademica (dai mesi che siamo costretti ad attendere ora a solo 3 giorni).
Il progetto V-Web è già cominciato lo scorso anno con una prima fase di sperimentazione a Scienze Politiche e Agraria, con l’ambizione di espandersi e nello stesso tempo perfezionare i problemi tecnici che il sistema ancora comporta.
Una tappa fondamentale è stata fissata dal Senato Accademico di luglio che ha deciso che l’Ateneo adotterà interamente ed esclusivamente questo metodo di verbalizzazione degli esami entro la fine del 2011.
Fino a quel momento il supporto cartaceo e quello digitale convivranno, vi saranno esami verbalizzati con entrambi i metodi di fianco a esami che avranno ancora in adozione solo il metodo tradizionale.
Da questa estate il progetto è progredito, si è già avviato nell’interfacoltà di Mediazione linguistica, Scienze Politiche ha ampliato il numero dei professori dotati di smart-card e le facoltà di Scienze, di Medicina e di Agraria hanno già dato la loro disponibilità per una prossima attivazione, plausibilmente a gennaio. Per il nuovo anno i professori ad adottare questo sistema saranno 314.
Vista la situazione attuale la segreteria studenti, responsabile del progetto, si sente di confermare l’obiettivo di passare totalmente alla verbalizzazione digitale nei tempi fissati dal Senato Accademico.

UniSì - Università a Sinistra: la rappresentanza degli Studenti dell'Università Statale di Milano

UniSì - Università a Sinistra a è una lista di rappresentanza composta da studenti che hanno deciso di impegnarsi in prima persona per migliorare l’università. Il nostro obiettivo è quello di rappresentare gli studenti negli organi dell’Ateneo, dando voce ai reclami e facendone valere i diritti, avvicinando così chi decide e insegna a chi studia in Statale. Vogliamo un Ateneo pensato principalmente per gli studenti. Pensiamo che l’università debba essere accessibile a tutti e avere come unico strumento di selezione la valutazione di meriti acquisiti all'interno del più ampio percorso formativo offerto dall'università.